Cacio e Comunanza. Il “mio” racconto…

cofdi Antonella Petitti
Spesso guardiamo alla montagna come ad un territorio vuoto, lo facciamo nell’ignoranza di chi ha conosciuto solo la realtà urbana.

Come succede spesso, basta poi uno sguardo più attento e la mente ed il cuore aperti, per ribaltare convinzioni apparentemente granitiche.
E’ così che io ho fatto la conoscenza del Monte Cervati, il gigante della Campania.

A fare da tramite a questo incontro (di amorosi sensi) sono stati un gruppo appassionato ed autentico di persone (sono sempre quelle a fare la differenza!). L’Associazione Grotta, Briganti e Cacio, come nei miei migliori auspici, mi ha preso per la gola.

Ed il caciobrigante, formaggio filato stagionato (in parte) nelle grotte naturali del Cervati a Monte San Giacomo, ha svolto perfettamente il ruolo di ambasciatore di un territorio semplice e ricco di fascino.

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Accanto a lui la pera lardara che si conserva in acqua ed ancora le patate di Terra Puglia. Questo gruppo tenace ed appassionato, presieduto da Carmine Lisa, ha tessuto negli ultimi anni un paniere fortemente identitario del territorio che, domenica scorsa – in occasione della quinta edizione di “Cacio e Comunanza” – ha dimostrato di poter fare da traino alla loro sete di fare cultura e di portare eventi di grande levatura nel loro paese.
Ho potuto dire tante cose nel corso della due giorni che ho vissuto con emozione, forse per questo ora penso di poter essere concisa. Il concerto della cantattrice Francesca Rondinella e del maestro Giosi Cincotti è stato un percorso musicale di grande levatura. Un omaggio al Sud intriso del pathos della sua lontananza, dell’impossibilità di averlo. Un malinconico inno a non lasciarlo solo, a tenerselo stretto ed ad amarlo di più, finendo ad amarci di più.

E poi la presenza dello scrittore Pino Aprile, appassionato allenatore di un ritrovato orgoglio meridionale, ha premuto l’acceleratore su un desiderio di riscatto che finalmente sta diventando azione.
Anche se la ricetta di Aprile è chiara “abbiamo tutto ciò che ci serve, dobbiamo solo guardare con occhi nuovi chi siamo, ciò che abbiamo e metterci in rete”.

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E lui, con quegli occhi piccoli e infuocati, il fervore di chi crede in ciò che dice ed una speranza viva che la si potrebbe vendere, ha contagiato una giornata già benedetta dai pastori che hanno seguito la cagliata nei pressi della Grotta Vallicelli.
Racconti autentici, dal gusto semplice di cui non ci si può stancare.

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Prezioso il supporto del prof. Gianluigi Mauriello che ha sostenuto con la scienza ciò che era solo tradizione ma che ora sta diventando futuro, tante le istituzioni che si sono dimostrate sensibili alle attività che l’associazione Grotta, Briganti e Cacio sta portando avanti, esilarante la presenza divertita dei ragazzi di Casa Surace, ma – nonostante tutto – l’appello non cambia: non lasciateli soli!

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Incentiviamo la rete, annodiamola grazie al “connecting people” di Pino Aprile, e cominciamo a far spazio a chi merita. Il futuro dipende da noi, loro lo sanno già!
Andate a Monte San Giacomo, le occasioni sono tante, difficile non andar via arricchiti!

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da sx il pres. del GAL Vallo di Diano Attilio Romano, io (!!!), Pino Aprile, il sindaco di Monte San Giacomo Raffaele Accetta, il pres. del PNCVDA Tommaso Pellegrino ed il pres. dell’Associazione Grotta Briganti e Cacio Carmine Lisa.

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Non perdete i prossimi APPUNTAMENTI:

21 ottobre con le patate di TERRA PUGLIA

11 novembre con la PERA LARDARA

Info e contatti: FB @grottabrigantiecacio