Golose scoperte. Gli zuccherini di Iole

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TORINO. Se ti trovi così per caso a Venaria Reale e vieni invitato a cena da amici, se sei fortunata come digestivo (a fine serata) ti offriranno gli zuccherini.

Quelli che hanno offerto a me sono firmati da Iole, una giovane di circa ottant’anni, di origini pugliesi e trapiantata nella provincia torinese.

Alla base di questo digestivo c’è un liquore storico, l’Arquebuse, anticamente prodotto in tutto il Piemonte, oggi conosciuto per lo più come “alpestre”, si trova soprattutto a Carmagnola, considerato prodotto tradizionale.

Le sue origini provengono dalla Francia della fine del XVII sec. nei monasteri della zona di Lione e Rhone-Alpes.

Il significato del nome ha più spiegazioni: dall’uso curativo sulle ferite da archibugio, alla sensazione che si ha dopo averlo bevuto nello stomaco, a causa dell’alta gradazione alcolica (30-45°).

Eh sì, perché è composto di alcool puro ed erbe alpestri lasciate macerare: 33 erbe, fra le quali il genepì, la verbena, la menta, la camomilla, la valeriana, l’issopo e il tanaceto.

Iole, a questo storico digestivo vi aggiunge dei cubetti di zucchero bianco che prendono il colore del liquore, il quale varia dal verde chiaro (come in foto) al giallo paglierino (dopo circa un anno).

Questi zuccherini vengono offerti a fine pasto, con un cucchiaino presi direttamente dal barattolino di vetro e messi in bocca: inizialmente si ha la sensazione di bruciore, ma viene subito alleviata dal dolce dello zucchero e dal buon sapore del mix di erbe, tanto da volerne subito un altro, senza esagerare!

Io sono tornata a casa con un barattolino tutto per me.

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Tiziana Di Muro