La festa del sacrificio. Marocco: andata e ritorno

IMG-20180822-WA0006di Antonella Dell’Orto

Ecco uno dei vantaggi di vivere in un territorio come il nostro, basta percorrere pochi km e ti ritrovi in un’altro mondo. Amo viaggiare e, visto che non è sempre possibile, lo faccio a modo mio!
In occasione della “festa del sacrificio” sono stata ospite di Rashid e della sua famiglia marocchina.
Nella loro cultura, come in molti paesi islamici, l’ospite è sacro e viene sempre trattato con tutti i riguardi. Aid el-Adha, chiamata “festa del sacrificio o dell’agnello”, ricorda il sacrificio chiesto da Dio ad Abramo, episodio narrato anche nella Bibbia: Abramo sta per uccidere suo figlio Ismaele – Isacco nella Bibbia – secondo la volontà comunicatagli da Dio in sogno, ma Isma’ viene salvato dall’intervento di Dio che sostituisce la vittima sacrificale con un montone.
Per l’occasione l’uomo anziano della famiglia, dopo le preghiere, ha sacrificato l’agnello.

> Il pranzo
La cucina marocchina è il risultato di un amalgama di sapori e profumi diversi, spezie e frutti prelibati. Influssi moreschi, berberi, arabi e mediterranei sono andati nei secoli a mescolarsi fra loro.
Dagli Arabi ha ereditato il gusto per la cucina agrodolce, dai raffinati Persiani la combinazione della carne con la frutta e dai Turchi una predilizione per dolci zuccherosissimi e speziati.
Il pranzo si è aperto con i dolci!
Il tè alla menta viene versato con maestria in bicchieri di vetro decorati.

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I msemen (o musamen), una sorta di crespella spessa e dalla consistenza simile al pane tipica del Maghreb. A base di farina, semolino, lievito, acqua, zucchero e burro chiarificato, questo pancake marocchino è composto da una serie di strati di pasta sottile sovrapposti e piegati fra di loro, fino a formare una specie di frittella spessa e soffice all’interno. Vengono cotti su una piastra calda leggermente unta con un po’ di olio o burro, le donne marocchine sono molto abili a realizzarle.

E un’altra cosa molto buona è un miscuglio di frutta secca macinata che si mangia con le dita e abbinata al tè è fantastica, “hesia” mi hanno detto che si chiama.
Una delle caratteristiche principali di questa cucina è l’ampio utilizzo di spezie: zafferano, paprica, menta, pepe, e molte altre varietà. E con una marinatura di spezie sono stati preparati gli spiedini di agnello! Davvero deliziosi. Seguiti da spiedini di fegato, ogni pezzettino avvolto nella propria “rete” per cui morbidi e gustosi.

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Dopo una breve pausa è arrivato sua maestà il tajine. Il caratteristico tegame di terracotta con un coperchio a forma di piramide ed un piccolo sfiato centrale. Le pietanze cucinate in questo modo diventano molto più appetitose e vi assicuro che questo tajine di agnello con cipolla e prugne aveva un gusto che veramente racchiude in un sol boccone la storia millenaria di questa cucina.

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Si mangia senza posate prendendo il cibo con le tre dita della mano destra (la mano sinistra è ritenuta impura) perchè “solo il diavolo mangia con uno, i profeti con due, il credente con tre, l’ingordo con cinque“. Ci si può però aiutare con il pane. Mangiare tutti nello stesso piatto è veramente un gesto di accoglienza e di fraternità.
Un trionfo di frutta a concludere il tutto.

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Ho percorso solo una decina di km e ho fatto un tuffo in Marocco. Grazie per l’accoglienza. La cucina ha anche questo come valore, unire i popoli!